Senza catene
Non mi ero indugiato a pensare alla libertà. L’avevo trovata senza saperlo. Ero giovane, acerbo di fronte al mondo, e abitato da sogni troppo grandi.
Non mi ero indugiato a pensare alla libertà. L’avevo trovata senza saperlo. Ero giovane, acerbo di fronte al mondo, e abitato da sogni troppo grandi.
Il mare è quel tempo che risana ferite più profonde di quelle conosciute.
Mi trovo nel Parco nazionale di Słowiński, nella parte centrale della costa baltica, tra Łeba e Rowy. È un luogo sospeso tra dune mobili, ecosistemi forestali e laghi che brillano come lastre d’argento sotto la luce sottile del Nord. Passerò qui due giorni, prima di tornare a Gdańsk. Ho programmato un itinerario di circa cinquanta chilometri. Oggi ne ho percorsi poco meno della metà.
Oggi ho lasciato Skiathos. Non è stato facile andarsene. Avevo imparato a lasciarmi cullare dal fruscio del vento tra i pini della penisola di Bourtzi, a prevedere l’ombra che, verso le sei, avrebbe coperto le pagine del mio libro, a riconoscere l’odore salmastro del mare mescolato a al profumo leggero delle tamerici.