Non ho mai trovato conforto nelle certezze materiali che la società propone come rifugio: il tempo recintato, il possesso come misura del valore, il denaro come virtù. A tutto questo ho preferito la nudità della terra, la verità disadorna dell’essere umano, che non ha bisogno di maschere per esistere. Siamo sangue e respiro, desiderio e attesa, limite e apertura.
Cinque anni fa, in questo stesso giorno, mi trovavo in Norvegia, a bordo di un'imbarcazione che, risalendo l’Osterfjord, mi avrebbe condotto attraverso lo stretto di Mostraumen fino alla piccola cittadina di Modalen.
Quando il sistema non riesce a pilotare l'uomo, quest'ultimo diventa padrone della propria dignità e felicità. Questo dimostra che i soldi, lungi dall'essere una soluzione, rappresentano spesso il nostro incubo peggiore.
Appartenere a un luogo non ha nulla a che vedere con le proprie origini. Dopo anni trascorsi a viaggiare per il mondo, ho capito che il senso di appartenenza ha a che fare con il posto in cui ci si sente spiritualmente a casa. Così raccontava lo scrittore e avventuriero Ben Fogle in uno dei suoi diari di viaggio.