Passi nel silenzio
Non ho mai temuto i sentieri in solitudine, anche quando erano nuovi e incerti. Ovunque mi trovassi, c’era sempre qualcosa di rassicurante nel rumore dei miei passi e nel ritmo regolare del respiro: una compagnia essenziale, sufficiente. I luoghi mutano - montagne, strade innevate, foreste, città attraversate all’alba - ma la solitudine del viaggiatore resta un territorio abitabile, talvolta persino fertile.
Ho imparato presto che la solitudine non è un’assenza, ma uno spazio. L'ho scritto nei miei libri e discusso molte volte. Nei lunghi tragitti, nei treni notturni, nei sentieri che sembrano non finire mai, ho ascoltato il linguaggio sommesso delle cose: il tempo che rallenta, i pensieri che si depositano, la voce discreta di ciò che siamo davvero. È lì che ci si incontra.
Le persone più rare, in fondo, non sono quelle che cercano di interrompere quel silenzio, ma quelle che sanno abitarlo. Sono quelle incontrate quasi per caso, lungo una strada qualunque del mondo, che respirano allo stesso ritmo del paesaggio. Perché il viaggio, come la vita, non si misura nella distanza percorsa ma nell’armonia dei passi.
Così, senza accorgermene, ho coltivato un modo di vivere che non può più essere cambiato. Fatto di passi lenti, spazi interiori e di una libertà che non chiede compagnia, ma la riconosce quando arriva.
E quando accade, non è l’incontro a trasformare il viaggio. È il viaggio che, finalmente, trova qualcuno con cui proseguire.