Un po' come quei libri pieni di polvere
Il Dar Omar Khayam è un autentico riad del XIX secolo situato nel cuore di Tangeri, a pochi passi dalla Medina e dal Grand Socco. Questo è un angolo del suo cortile interno, dove nel pomeriggio è consuetudine rilassarsi bevendo un buon tè alla menta, simbolo dell'ospitalità marocchina. Tra luci calde, tessili, piante e divani, nascosti in un vecchio mobile, ci sono alcuni libri: sono pieni di polvere, un po' abbandonati ma in fondo sempre vivi perché le parole scritte nero su bianco non muoiono mai. Ho lasciato qualche pagina in più da sfogliare e una dedica per tutti quei viaggiatori che come me si troveranno a passare di qui. Ho amato tanto i giorni trascorsi in questo posto, semplice e silenzioso: la mattina, durante la colazione potevi incontrare e parlare con persone diverse provenienti da ogni parte del mondo. L'ultimo giorno avevo accanto due motociclisti spagnoli, uno di Madrid e l'altro di Bilbao, che con le loro Yamaha Tracer da Tangeri avevano percorso tutta la costa nord-ovest passando per Rabat, Casablanca, El Jadida fino ad arrivare a Marrakech. Abbiamo parlato di Marquez, dei problemi della Honda e della Ducati che ora non è più quella inguidabile dei tempi di Rossi; qualche racconto, un sorriso e un saluto veloce. Mentre loro si dirigevano al porto per prendere il traghetto di ritorno per la Spagna, io proseguivo verso sud per arrivare a Chefchaouen. È in queste piccole cose che ritrovo l'essenza dell'essere un viaggiatore: posso incontrare persone come me. Un po' come quei libri pieni di polvere: da solo hai pur sempre una storia da raccontare, ma insieme hai qualcosa di più grande da lasciare.