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Il silenzio per iniziare ad ascoltare: dalla solitudine alla leadership

Dopo aver camminato a lungo per le vie, in mezzo alla gente, alle cose e ai segnali, ho voglia di isolarmi dal rumore: cerco un luogo tranquillo per riposare, rilassarmi, pensare; per non pensare a niente, svuotarmi i sensi e la testa; per concentrarmi, smettere di sentire, cominciare ad ascoltare... Questa condizione di silenzio e di solitudine mi permette di ritrovare una percezione di me e del mondo che mi sta attorno, precisamente un ascolto. Il silenzio che mi sono procurato, isolandomi dai rumori normali, mi permette di ascoltare... Mi accorgo che in questo rilassarmi ho lasciato essere una dimensione di apertura della mia esperienza che di solito è messa a tacere.

Tratto da: "L'esercizio del silenzio" di Pier Aldo Rovatti.

Rovatti ci invita a scoprire la dimensione fertile del silenzio, uno spazio-tempo più ricco e fruttuoso della collocazione che la società gli ha concesso. Il silenzio evolve l'uomo come essere completo e lo migliora nelle relazioni quotidiane. Proprio quest'ultime, dal lavoro ai sentimenti, sono costantemente in bilico tra silenzio e parole, dove l'attenzione all'ascolto è diminuita in maniera paurosa a discapito del "parlarci sopra" facendo solo rumore.

Susan Cain, autrice del libro "Quiet: The Power of Introverts in a World That Can't Stop Talking" si schiera a difesa della ricchezza creativa che nasce dalla solitudine, suggerendo, per il bene di tutti noi, l'abitudine dell'introversione.

Hanno sempre detto che dovrei mostrarmi più aperta, ma ho capito che essere introversi non è una cosa negativa. Così per anni sono andata in bar affollati, come molti introversi fanno, con una perdita di creatività e di leadership che la nostra società non può permettersi. La solitudine è l'ingrediente fondamentale della creatività. Darwin faceva lunghe passeggiate nei boschi e decisamente respingeva gli inviti ai party. Steve Wozniak ha inventato il primo computer Apple bloccato nel suo Hewlett Packard.

La stessa Cain prosegue:

Le società occidentali hanno dimenticato la potenza della vita contemplativa. Fermiamo la follia della ricerca costante del lavoro di squadra. Andate nel deserto per avere intuizioni proprie.

La solitudine, intesa come ricerca di benessere, alimenta la conoscenza di noi stessi, il lucido ascolto dei nostri difetti e delle nostre virtù accresce la creatività, l'empatia e la leadership. In uno stato di "Mindfulness" (consapevolezza e attenzione) stimoliamo la bellezza dei nostri dettagli, smussiamo limiti e imperfezioni, accresciamo il numero delle relazioni di qualità così come i legami in giro per il mondo. Quelle menti che sanno restare nel silenzio della solitudine, senza percepire alcuna forma di isolamento e assenza, hanno completato un percorso complesso di miglioramento rivolto al benessere mentale che li porterà ad abbracciare, con una visione più ampia e solida, le varie sfaccettature della vita.

Non ti far convincere dal male della società in cui viviamo - leggi "La subdola bulimia della società" - porta avanti te stesso, le tue idee, la tua forza, lascia andare la debolezza degli altri, non ti far trascinare a fondo perchè hai un tempo limitato per vivere ciò che sogni. Rimani ad ascoltare chi sei, vivi senza dover mostrare e impara a sentire il sapore del buono. Ricordati che le grandi cose nella vita non le fai con un team, ma da solo. Respira ad ogni decisione, confrontati sempre con chi ritieni giusto e di valore, ma poi decidi tu, solo ed esclusivamente tu. Guarda lontano, oltre l'orizzonte, ascolta le persone silenziose, perchè insegnano, e fatti scivolare quelle rumorose, perchè non servono a niente di concreto.

Il silenzio è il rumore della forza, la solitudine accende un barlume di luce viva che dilata l'inutile oscurità di pensieri limitanti.

Diventa un modello, non percorrere nessun sentiero predisposto alla mediocrità e non ti piegare all'inerzia delle cose. Il disegno della leadership è una conseguenza scandita dal tempo, dalla dedizione e dalla costanza di tali azioni.

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