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La subdola bulimia della società

Immobili, avvinghiati a una cultura orientata all'adesso, all'oggi che sempre più è riempito di futili, ripetitive, frenetiche azioni, abbiamo perso il senso del tempo e della lentezza. Non assaporiamo più il gusto dei gesti di ieri perchè appaiono vecchi, lontani e da rottamare quanto prima.

Viviamo coltivando un individualismo sfrenato, dove ognuno di noi è antagonista dell'altro invece che un compagno di avventura. Ci guardiamo l'un l'altro con fragilità e superficialità, perché non c’è tempo per approfondire, per ancorarci a punti di riferimento o a certezze di diritto, ma subiamo inermi "l'apparire a tutti i costi", e questo, altro non è che il riflesso di una società ormai lontana dall’essenziale.

Ingurgitiamo tecnologia, legami mutevoli, finto benessere, amicizie e valori come una sorta di bulimia senza scopo, dove la rincorsa al domani non ci fa sentire il buon sapore dell'oggi. Abbiamo un tempo limitato per vivere ciò che sogniamo, ma lo spazio che gli dedichiamo è pervaso da un continuo rumore di fondo che distrae, offusca la visione e indebolisce ogni volontà.

Illuminante il pensiero del sociologo polacco Zygmunt Bauman nel libro Vita Liquida:

"…nell'ambiente liquido-moderno la formazione e l'apprendimento, perché siano utili, devono essere continui, anzi permanenti, cioè protrarsi per tutta la vita. Non è più concepibile un altro tipo di formazione e/o apprendimento: la costituzione delle personalità è impensabile in qualsiasi altro modo che non sia quello di una riformazione costante è perennemente incompiuta. La crescita impetuosa delle nuove conoscenze e il non meno rapido invecchiamento del sapere e preesistente agiscono congiuntamente nel produrre ignoranza umana su vasta scala…"

Se vogliamo forgiare un futuro degno della migliore speranza occorre rallentare ogni superficialità, ascoltare i valori di ieri, migliorarci continuamente apprendendo nuove conoscenze e conservando e valorizzando quelle del passato. In caso contrario continueremo a vivere in un'incertezza permanente, subdola e presuntuosa che alberga nella nostra società, forte del potere che gli abbiamo attribuito.

Lo stesso Bauman in una sua lectio afferma:

"Tutti noi senza eccezione viviamo adesso, a intermittenza ma assai spesso simultaneamente, in due universi: online e offline. Le loro differenze possono venire negoziate, e in effetti lo sono, ma difficilmente possono venire conciliate. Tocca a ciascuna persona immersa in entrambi gli universi risolvere i loro conflitti e tracciare i confini dell'applicabilità di ciascuno dei loro distinti e spesso contraddittori codici."

Ciò ci accompagna in un labirinto di specchi nel quale il riflesso della nostra immagine ci viene restituito N volte più deformato. La nostra vera identità viene offuscata da una doppia esistenza con la quale conviviamo e da una decisione, quella di favorire il profilo social o l'aspetto con cui ci presentiamo alle altre persone. Scindere la vita in due luoghi, di cui uno è palpabile, mentre l’altro è meglio definito come "non-luogo", è drammaticamente dannosa alla formazione di identità forti. Bauman parla di curare le lesioni del mondo contemporaneo attraverso le dinamiche di interdipendenza della rete. Cosa significa questo? Significa uscire dalla "prigione del benessere" rinunciando alla falsa sicurezza del virtuale, questo ci aiuterà a ritrovare un dialogo autentico, vivo, concreto.

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