Ananke
Ieri sono tornato a Corfù Town dopo aver passato due giorni a Paleokastritsa, un lembo di terra adagiato sul mar Ionio e distante circa 25 km dalla capitale. Il mio obiettivo era visitare il monastero omonimo edificato su uno dei promontori che sovrastano il villaggio. Un capolavoro dell'architettura monastica e una testimonianza ancora attuale della vita tradizionale dei monaci greci. Avevo pianificato una giornata, dall’alba al tramonto, ma poi ho visto le baie, le scogliere e ho deciso di fermarmi un po' di più, utilizzando Paleokastritsa come base. Ho percorso 10-12 km al giorno a piedi e molti di più con i bus.
Viaggiando in solitaria ho imparato fin da subito che potevo parlare facilmente con gli sconosciuti. Durante la sosta per un pranzo, sui mezzi di trasporto o mentre fotografavo, ho sempre avuto l’occasione di conoscere qualcuno. Questi incontri sono parte del viaggio, forse la più bella. Nel breve tempo trascorso a Paleokastritsa ho conosciuto due ragazze danesi - vicine di “tenda a casetta” e compagne di avventura lungo uno dei sentieri a strapiombo sul mare - e incontrato Mawi, un ragazzo inglese, nomade puro, libero e ostile alle imposizioni cieche della società. Guarda caso mi è piaciuto subito. Mercoledì sera, mentre eravamo nella postazione aperta del camping per ricaricare PC e smartphone, si è aggiunta un’altra viaggiatrice di passaggio, Helene (tedesca, se non erro di Colonia) e una coppia di ragazzi francesi. Lei di Tolosa, timida e riservata, ma straordinariamente ironica e divertente, lui di una cittadina poco distante, forse più espansivo nonostante parlasse solo francese. Tutti tra i 25-35 anni, eccetto il sottoscritto. Mawi parla 4 o 5 lingue e ha iniziato a raccontare i suoi due mesi di vita a La Gomera (un'isola delle Canarie, proprio di fronte la costa occidentale di Tenerife). In un discorso c'erano frasi e parole miste tra inglese, francese, tedesco, pezzi di greco, bad words in italiano e si rideva. Si parlava di tutto. A notte inoltrata ci siamo salutati "gute nacht", "see you tomorrow", "ciao". E poi, invece, non ci siamo più incontrati. La verità è che io non dimenticherò mai quei volti e quelle poche ore passate insieme. Perché è qualcosa che ho vissuto veramente. Senza selfie, senza username da aggiungere su Instagram o numeri di telefono per Whatsapp. Senza niente, quei ragazzi me li ricorderò per sempre; più di ogni foto o pensiero superficiale da buttare nei social.
Qui ho lasciato anche una copia del mio ultimo libro con l’augurio: “𝐷𝑎 𝑢𝑛 𝑣𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑎 𝑢𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑣𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒”.
Amo pienamente la mia vita e non tornerei mai indietro. Non cambierei nulla. Questa è la cosa più importante che ho conquistato da grande e che sognavo da piccolo. Ora, non mi resta che proteggerla. Spero di riuscire a farlo fino alla fine del Grande Viaggio.