Libero di restare me stesso
Viviamo in una società che ci impone modelli, ritmi e abitudini, devia pensieri e creatività, rende la vita dura alla perseveranza di ideali e valori. Online mostriamo i nostri sorrisi costruiti davanti a uno smartphone: lo facciamo per una manciata di like e condivisioni; immortaliamo una realtà deformata, replichiamo schemi viziosi e mettiamo da parte l'onestà dei sentimenti. Non mostriamo ciò che viviamo, ma viviamo mostrando ciò che il sistema esige: il culto dell’apparire; una vita che a volte ha parvenza di realtà, ma gli attimi non sono giorni e i nostri momenti restano granelli di sabbia che scorrono in una clessidra della quale non conosciamo la durata. Abbiate il coraggio di mostrare ciò che siete veramente, fatelo senza quella maschera che ci hanno consegnato e che tutti soggioga, annebbiando mente e unicità. Penso tanto, rifletto sul male che l’uomo continua a riservare alla nostra Terra: agli oceani malati, alla folle corsa verso altri pianeti restando ciechi di fronte ad una follia più grande e vicina, fatta di persone che ancora oggi muoiono in povertà, senza acqua o cibo, né amore né sorrisi e tante volte, senza neanche aver assaporato il gusto della vita. Siamo quella razza che la mattina si alza e pensa agli aperitivi, ai nuovi iPhone, ai viaggi documentati da selfie e stories; copiamo pensieri di scrittori, poeti e illuminati, ma non scriviamo niente di nostro, non baciamo più con il cuore ma solo con la pelle. Facciamo sesso perché non sappiamo più fare l'amore. Continuiamo a distruggere il mondo, ma andiamo avanti sorridendo frustrati e inconsapevoli, creiamo guerre per partito preso, una fede illusoria o peggio per un vaccino e non domiamo l’incendio della violenza che arde dentro di noi. Mi rattrista il male dei soldi come scopo nella vita, la leggerezza con la quale pronunciamo parole ed elaboriamo pensieri mediocri: uccidiamo mammiferi, estinguiamo specie, commettiamo femminicidi e altri abomini; azioni nefande che non ci vietano di correre a vedere una partita di calcio, di gridare senza voce ai politici, di bestemmiare e pregare Dio allo stesso tempo. Coltiviamo giovani senza entusiasmo, schiavi del sistema, omologati e costretti a scegliere tra abbassare la testa e fare qualsiasi cosa per quattro soldi o aprire startup come fossero oasi nel deserto, senza neanche sapere cosa significa fare impresa. Non siamo lucidi ma accecati. Non respiriamo ma corriamo dalla mattina alla sera rubando aria. Non leggiamo libri, sfogliamo pagine bianche.
Mostro i miei pensieri perché non mi va di nasconderli; perché amo essere vivo e libero di restare me stesso.