Nella vita affioriamo come rocce dal mare
Spesso la libertà è usata per fuggire da foschie e ombre scomode: una fuga inconsistente, povera, confusa ma soprattutto lontana dal vero significato del termine. Per contro c'è un fascino sottile nel restare fermo ad aspettare il ritorno della luce, perché con essa inizi a riporre la fiducia in molte più cose - apparentemente invisibili - e impari a coltivare quel senso di coscienza viva e turgida che è dentro ad ogni uomo. Quando inizi a viaggiare, inconsciamente dentro di te incominci anche a coltivare la ricchezza del mondo e del senso della vita; l'amore di Dio lo vedi distintamente nel dono che ci ha fatto con la terra: in quei paesi dove risiede il lusso di poter camminare scalzi, questo sentimento lo senti inerpicarsi dalla pianta dei piedi fino al cuore, e senza accorgertene lo regali con gli occhi a coloro che incontri. Al contempo però, accresci un malessere complesso da circoscrivere, difficile da spiegare e ancor di più da cancellare. Impari solo a conviverci. La mia sensibilità è diventata viva, mi divora; assieme ad essa temo il gelo delle catene, il freddo che spegne l'anima, mi trascino nella sabbia del deserto o tra le onde del mare per respirare. Lo spirito dell'uomo, la sua essenza, è nelle nuove esperienze: la maturità regala consapevolezza dove il tempo aiuta a calmare un senso di appartenenza insopprimibile.