Inchiostro libero
Julian Jose è un uomo sulla sessantina, simpatico e molto disponibile. È un canario - si chiama così un abitante delle Isole Canarie, guai a dire spagnolo - vispo, dagli occhi scuri e attento alle dinamiche della sua terra; scambia sempre con piacere quattro chiacchiere con i suoi ospiti, fornisce a tutti una mappa dell'isola e sottolinea dove mangiare del buon pesce. Il suo residence ha una piccola libreria, 200 volumi più o meno, cresciuta negli anni soprattutto grazie ai regali dei vari turisti che si sono susseguiti un po' da tutto il mondo. Carmen, la sua solare e pragmatica assistente, mi spiega che tengono molto a questo angolo e altresí vorrebbero ampliarlo. Le chiedo se anche io possa contribuire lasciando una copia del mio libro e lei, con fare entusiasta esclama: "Claro que si!".
Nei miei viaggi porto sempre una o due copie da lasciare ad amici che torno a trovare (qui meravigliosi francesi) o a perfetti sconosciuti con i quali mi ritrovo a parlare tra uno scalo e l'altro, di notte in aeroporto, in volo, magari in un ristorantino locale o durante i lunghi appostamenti fotografici.
Scrivo la dedica, poche parole per chi vive di sogni e ideali, richiudo la copertina e lo appoggio delicatamente, lo lascio andare. Inchiostro libero come me, libero di stare in qualsiasi angolo della terra come fosse casa.