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Evolvendo nel male dell'indifferenza

Da Ayah, il bambino di Aleppo che in quel video scioccante mostra al mondo l'innocenza violentata di chi ha già finito le lacrime da versare, all'attentato di Berlino, clone dell'altro terribile di Nizza, passando per Mevlut Mert Altintas che a 22 anni uccide a freddo l'ambasciatore russo Karlov gridando ad Ankara e a tutti noi "Non uscirò vivo da qui". Sono solo gli ultimi eventi di una sequenza drammatica di pazzia.

La vita rimane quel soffio di cui ho parlato e scritto innumerevoli volte, ma oggi - con un cuore sempre più strozzato - inizia a pesarmi un po' di più. Niente si fermerà per una nostra preghiera né per una manciata di eroi o buone azioni - anch'esse ormai logore e vessate dall'indifferenza della paura - abbiamo gettato nella società un male così vasto che non sappiamo neppure dove esso inizi e dove finisca. Non ci sono confini da tracciare, non c'è un numero da trascrivere ma c'è solo un mondo nel quale svegliarsi la mattina.

Ciò che più rende la mia mente pesante è la velocità con la quale passiamo oltre. Dai telegiornali, ai social, alle "quattro chiacchiere da bar"... stiamo evolvendo nel male dell'indifferenza, sottile linea cronica di un'abitudine a vivere ascoltando il brutto che diventa aspetto quotidiano, un mostro che uccide la bellezza dell'essere umano e lo fa - bastardo - disegnando su di noi il suo vile sorriso.

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