• HOME
  • Blog
  • Da grande volevo fare l'informatico

Da grande volevo fare l'informatico

Questa mattina ho regalato una nuova pianta a mia madre. Lei adora ogni genere di fiore, ciò significa che se le porto a casa una qualsiasi foglia verde e viva, vinco tutto, sempre. Poi la vedo felice e di riflesso lo sono anche io. Da buona giardiniera mi ha detto subito che in cantina aveva un vaso più grande e mi ha chiesto se potevo andarlo a prendere. Onestamente non ricordavo neanche dove fosse la cantina o meglio, che numero avesse la porta, visto che dall'ultima volta erano passati 15 anni o forse più.

Il vaso lo trovo subito, lo prendo ma prima di andarmene rimango qualche secondo appoggiato alla porta guardando un po' tra un angolo e l'altro di quei pochi mq. Sotto ad uno scaffale, nascosti tra una mezza tavola da surf, un biliardino rotto e varie maschere di quando ero bambino, noto 3 scatoloni pieni di polvere. Su ognuno di essi c'è scritto "Libri Dario". Il più visibile mostra la scritta con gli anni '00 - '04. Lo apro ed il contenuto è quello che vedete qui in foto.

È bastato un attimo per essere catapultato indietro nel tempo, nei momenti e nelle emozioni di ogni copertina. Ricordo, ero poco più che ventenne e spesso viaggiavo in treno per Laives, Bolzano. All'epoca c'era l'Eurostar che da Roma ti portava alla stazione di Ora/Auer in 5 ore e 50 minuti (se andava bene). Prima di partire mi fermavo spesso all'edicola del Forum Termini o alla libreria di fronte e cercavo libri da leggere per il viaggio. Avevo una continua fame di conoscenza e sul treno divoravo tutte le pagine che potevo, come se fossero quelle di un romanzo avvincente.

Ad ogni fine capitolo chiudevo e mi esercitavo con il portatile, un fantastico mattone di Sony Vaio, forse con 128 mb di RAM. Quasi 6 ore ad andare e altrettante a tornare, un weekend si uno no. Spesso, se era ancora giorno, guardavo fuori dal finestrino sognando il mio futuro e dopo 5 minuti di sospiri riprendevo a leggere e fare esercizi, altre volte parlavo con chi mi era seduto vicino di quello che avrei voluto fare "da grande". La cosa curiosa è che già studiavo informatica, lavoravo, facevo corsi tra Cinecittà e Corso Trieste e andavo a Bolzano per altre specializzazioni. Passione? Me lo sono chiesto tante volte. Oggi mi rispondo 'Si certo tanta, senza dubbio' ma non soltanto, perchè la passione da sola non può bastare. Quando decidi questa strada a 10 anni, ti ritrovi a 20 ad inseguirla e a 30 a percorrerla allora è anche qualcosa di più. E' un insieme di cose che si incastrano per dare vita a ciò che vuoi.

Quando dormi sono sogni ma quando apri gli occhi devono diventare progetti.

Si è vero, oggi quel qualcosa di più lo sono anche io, ma se mi chiamano informatico la cosa mi strappa sempre un sorriso, anche quando mi chiedono se gli sistemo il modem o se gli rimuovo qualche virus dal PC.

Io non so davvero le risposte ad un sacco di cose - magari come tutti o forse come pochi - ma una semplice sul perchè di questi libri la so. Non hanno soltanto contribuito a costruire quello che sono oggi ma soprattutto mi ricorderanno tutti i sacrifici di quegli anni, ogni volta che ne avrò bisogno.

Li ho puliti, sistemati ed ora sono arredamento nella libreria di studio tra i bozzetti del Falstaff di Zeffirelli e la moto in scala con dedica di Hayden. Che c'entrano? Niente, è solo che fa tutto parte della mia vita.

PS Gli altri due pacchi di libri ancora non li ho aperti.
0
Shares
0
Shares