Tra l'empatia degli artisti ed il pragmatismo dei brand aziendali
Curare l'immagine di un personaggio dello spettacolo, della musica o dell'arte in generale ha diversi punti in comune con tutto ciò che circonda la digital strategy di un brand aziendale. Per quanto importante però, rimane cosa lunga, complessa [apparentemente noiosa] da scrivere... brevemente, preferisco soffermarmi su un aspetto più leggero: la differenza del "bagaglio" che ti porti entrando ed uscendo dalla due realtà.
Per prima cosa gli artisti hanno un mondo in più a disposizione... la loro mente. Niente, ci si nasce! I brand aziendali, invece [spesso è cosi] cercano quel mondo proprio tramite te... rappresenta l'immagine da offrire all'utente come plus rispetto ai competitor. Di contro per l'artista, lo stesso mondo, rimane cosi vasto da dover essere ridimensionato - alleggerito di emozioni - e solo dopo mostrato in ogni frammento.
[Se vuoi fare la differenza...] Nel brand la tua visione deve trasmettere leadership, i dettagli devono essere nitidi e ben assimilati già alla pausa caffè del primo brainstorming... i meeting non sono occasioni per fare selfie (altrimenti andiamo proprio male ragazzi) ma momenti per visionare report, vagliare nuove strade e confrontarsi in modo proattivo. Devi essere una persona sveglia, recepire velocemente ed elaborare ogni virgola al meglio... Con l'artista viaggi tra pause e curiosità tutte sue... spesso rimane a leggerti gli occhi, passa con facilità gli strati più nascosti della tua persona, ti ascolta anche quando non parli... tutto in una sottile forma di empatia. Non tutti gli artisti si vedono come brand ma semplicemente per quello che sono... artisti - e questa è una cosa che adoro tantissimo.
L'artista fa storytelling meravigliosi che puoi solo sognare... apre parentesi estroverse e magari le chiude introverse... E mentre il brand ti saluta stringendoti la mano e andando ad elaborare decisioni... all'artista basta un sorriso perchè il resto di te già lo sa... [che poi la sintesi è tutta qui].