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Le criptovalute: tra libertà e Far West

La storia dei bitcoin è fatta di tutto il materiale di cui sono fatti i miti: un manifesto anti sistema, una grande innovazione tecnologica ma soprattutto un genio misterioso, Satoshi Nakamoto che ha provato a cambiare l’economia. Il risultato non è stato sicuramente quello di liberarci dalle banche, ma le criptovalute e la blockchain (la tecnologia che ne garantisce l’esistenza), stanno diventando sempre più il nostro presente e, alcune evoluzioni come gli NFT, ci mostrano quali possibilità creative ci può riservare il futuro.

Il mondo nuovo

I bitcoin sono stati rilasciati nel 2009 all’indomani della grande recessione, in reazione al gigantesco crac finanziario. La loro nascita è stata il frutto di un lavoro collettivo che si basava sulle intuizioni di Nakamoto deciso a creare un sistema di pagamento digitale senza l’intermediazione di istituzioni, sicuro e affidabile. Eppure, anche se sono passati 13 anni, quello delle criptovalute resta un argomento piuttosto fumoso per chi ci si avvicina per la prima volta. La percezione è quella di un una moda per iniziati grazie ad un linguaggio che appare esoterico. Una delle cause è sempre quella della mancanza di una divulgazione adeguata, che sia in grado di avvicinare una grande parte della società a qualcosa di effettivamente complesso, che inizia da cosa sia una criptovaluta (una moneta virtuale garantita da sistemi avanzati di crittografia), la Blockchain (un registro digitale diffuso delle transazioni) fino ad arrivare al ruolo della moneta e delle banche centrali.

Resta ancora oggi una forte ambiguità su quale ruolo abbia davvero questo nuovo denaro; il manifesto di Nakamoto richiama ad una presa di coscienza, ma la mancanza di regolamentazione ha permesso al mercato finanziario di appropriarsene creando nuove criptovalute (più di 18 mila ad aprile 2022) e soprattutto bolle speculative. Oltre a questo, i limiti materiali, come la bassa capacità di elaborazione di transazioni (7 al secondo contro le 1700 del sistema VISA), hanno reso il Bitcoin più un investimento a lungo termine simile all’oro che una vera e propria moneta di scambio e la pretesa alternativa al sistema ha più che altro avvicinato molti fanatici dei complotti oltre a innumerevoli speculatori.

NFT: arte, mercato e futuro digitale

Gli NFT sono una evoluzione della Blockchain. Nati nel 2014 e implementati da Ethereum nel 2015, si basano su un protocollo che permette la creazione di contratti intelligenti, pacchetti di codice in grado di garantire l'originalità e l'unicità di un prodotto digitale. A tutti i Non Fungible Token è quindi associato un contratto che contiene le informazioni necessarie a impedirne la duplicazione.

Ma quali sono le prospettive? Dopo l'euforia iniziale in cui tutto diventava un NFT venduto a prezzi stratosferici, ora sembra esserci una prima fase di reflusso. Questo però sta lasciando spazio a riflessioni di più ampio respiro che toccano il rapporto con l'arte perché potrebbe diventare uno strumento in grado di portare ad un nuovo livello: la compravendita di arte digitale verso cui i millennial dimostrano sempre più interesse.

In conclusione non è ancora chiaro se le criptovalute saranno assorbite dalle istituzioni oppure esisteranno in microcosmi ultradigitalizzati come Satoshi Island a Vanuatu, ma certo il futuro sarà immateriale. Quando i nativi digitali rappresenteranno la maggioranza della popolazione adulta forse potrà esistere una vera opportunità per una moneta digitale internazionale. L'esigenza che si presenta ora è però quella dell'integrazione delle conoscenze: è estremamente difficile trovare economisti con le competenze necessarie in ambito tecnologico e allo stesso tempo chi è così specializzato nella parte tecnica non lo è in quella economica ed è questo a creare quello spazio deregolamentato che lascia troppo margine a chi cerca grandi e rapidi guadagni ai danni di molte persone. La politica, in primis, dovrà decidere di prepararsi su tutti i fronti per non essere colta di sorpresa quando sarà il momento. Ma essere non all'altezza sembra ormai divenuta una costante predominante dell’arte del governo.

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