Tra politica e società: il bisogno di un'economia orientata al benessere
L’economia più importante, profonda e radicale che domani dovrà ripartire sarà quella orientata al benessere nel lungo periodo: qualità della vita e ripartizione della ricchezza i suoi pilastri. È finito il tempo delle attese e di quell'economia miope che, con in grembo solo una sigla, PIL, negli ultimi 15 anni ha accresciuto la disuguaglianza tra ricchi e poveri e leso alla stabilità sociale, chiudendo gli occhi sul cambiamento climatico e sul declino delle biodiversità; c’è bisogno di un'economia fondata su nuovi indici di misurazione rivolti alla tutela del benessere umano e ambientale. Occorre concepire un concetto completamente diverso che sappia coinvolgere il cittadino e la sua soddisfazione della vita; serve mettere in moto strategie e piani infrastrutturali globali innovativi.
Note. Sull'economia del benessere vi invito a cercare e approfondire alcune pubblicazioni di Tim Jackson e Arthur Cecil Pigou.
I vari investimenti rivolti al 5G, all'intelligenza artificiale, alle smart cities, alla sanità e all'istruzione, non basteranno a portare i risultati desiderati se non seguiti da un cambio epocale di visione e semina culturale del benessere. Tra i criteri di ottimizzazione c'è lo sviluppo produttivo delle nostre eccellenze: ogni lavoratore deve diventare creativo e per farlo deve essere soddisfatto della propria condizione lavorativa.
La politica, dal canto suo, dovrebbe tornare a vestirsi di nobile arte come le grandi idealità per le quali è nata: irreprimibili esigenze di progresso, di pace, di giustizia e di dignità; schiava dei valori più elevati concepiti per l'essere umano. Oggi purtroppo la qualità della classe politica è estremamente bassa, ed è questo che la rende irresponsabile; il cittadino medio paga la mediocrità del meccanismo di formazione e selezione dei vari soggetti ed elementi di spicco al potere. Il politico di una volta era responsabile perché aveva intrapreso un percorso di formazione - una gavetta - in grado di restituirgli una preparazione che non era orientata semplicemente alla conoscenza specifica degli argomenti, bensì al saper fare politica.
Reddito, liquidità immediata e aumento dell'occupazione, costituiranno le fondamenta di effetti di medio-lungo periodo. Attualmente, con più di 2 miliardi di persone in lockdown, l'incertezza economia avvolge in un incubo dispotico il futuro di imprenditori e finanziatori, il binomio paura-angoscia diffonde un senso di impotenza che anticipa l'ombra della recessione globale. Lo Stato deve spendere di più - e lo deve fare velocemente - perché bisogna sostenere il sistema economico e ancor prima la sanità che, in questi mesi di emergenza al coronavirus, sta mostrando certamente la sua forza, ma anche un importante affanno nonché frustrazione.
I sistemi sanitari mondiali stanno vedendo la nostra eccellenza intrisa di umanità. E questo non vale meno dell'arte, della cultura, della moda e del cibo per i quali siamo famosi in tutto il mondo. Si perché nonostante la gestione sciagurata degli ultimi sei o sette governi, fatta di tagli e definanziamenti, di fondi promessi e mai dati, usciremo da questa situazione drammatica solo grazie all'abnegazione di medici e infermieri, che hanno pagato e stanno pagando in prima linea. È bene ricordare che il sistema sanitario nazionale (SSN) - istituito con la legge n. 833 del 1978 - alla sua base ha tre principi fondamentali: universalità, ossia l'estensione delle prestazioni sanitarie a tutta la popolazione; uguaglianza, significa accesso alle cure senza nessuna discriminazione; equità, ovvero la parità di accesso in relazione a medesimi bisogni di salute. L’attuale momento storico avrà una cassa di risonanza contraria alle facili deduzioni, ma porterà con sé una voce forte e longeva di un Paese che ha ricordato a tutti cos'è la vera grandezza. Speriamo di imparare veramente e poi ricordare a lungo, quel senso di consapevolezza per ciò che siamo realmente sulla terra, amando e rispettando quest'ultima come la cosa più importante da tutelare.