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Il futuro della cybersecurity: hacker, società e business

La cybersecurity è come l'acqua: non possiamo farne a meno. Mettere il cyberspace in sicurezza dovrebbe essere l'obiettivo di ogni governo.

Queste le parole di Buki Carmeli, direttore dell'Agenzia nazionale israeliana di cybersecurity che con una frase centra il perno della questione. Non a caso durante la Cyber Week all'Università di Tel Aviv dello scorso anno, gli Stati Uniti e Israele hanno stretto un'alleanza sulla cyber defense, grazie alla firma di una dichiarazione congiunta in cui si stabilisce una connettività operativa in tempo reale attraverso i rispettivi Computer Emergency Response Teams (Certs).

L'evoluzione digitale della società ha reso più semplice l'interazione tra singoli individui, aziende e istituzioni per scopi sociali, economici e finanziari, ma allo stesso tempo ha creato nuove e più articolate opportunità per attività criminali di vario tipo; dalle più recenti frodi finanziarie online e all'abuso di credenziali, al perpetuarsi di attività criminali con forma tradizionale oggi sostenute da strumenti più evoluti e pervasivi.

Nel prossimo futuro Smart City, IoT e sistemi bancari saranno sempre più attaccati. Il discorso non è limitato ad un contesto prettamente informatico ma bensì sfocia in ambiti economici, politici e sociali a livello globale. Lo stesso presidente russo Vladimir Putin ha invitato ripetutamente gli USA a cooperare in ottica cybersecurity:

Abbiamo sentito ripetute accuse, senza fondamento, di interferenze nella sfera della cybersicurezza, ma molto tempo fa abbiamo suggerito agli americani di sviluppare e firmare un accordo intergovernativo sulla necessità di garantire la sicurezza informatica.

A questo poi rimane legato un altro discorso che gli USA conoscono bene come la stessa Russia, ovvero che molti gruppi costituiti da hacker esperti e ben finanziati, spesso provengono dai reparti dell'intelligence e vengono utilizzati dagli stati per spionaggio o per influenzare dinamiche socio-politiche e destabilizzare i vari settori produttivi di interesse.

La sicurezza è un investimento strategico che rientrerà sempre più nelle dinamiche di competizione internazionale e nelle logiche geopolitiche.

Il denaro non sposta i pesi dall'alto ma dal basso. Significa che se sulla questione cybersecurity restiamo indietro con il nostro PC di casa, con la nostre PMI e a seguire città, regioni e stati, vorrà dire che anche gli anelli più grandi della catena resteranno deboli. Ma questo discorso è più facile a parti inverse dove se dall'alto non arrivano messaggi e mosse concrete alla fine della catena si rimane a giocare con antivirus free e company dentro case domotiche e indossando wearable devices.

E poi se i soldi finiscono il "piccolo" cosa o chi va ad attaccare? Chiunque li abbia e qui, la parola Banca, suona bene. Vitaly Kamluk, senior researcher di Kaspersky, ci invita a riflettere su un possibile scenario, quello di un attacco su larga scala alle borse mondiali, dove un software malevolo (stile ransomware) sia in grado di bloccare in tempo reale i vari scambi al fine di creare incertezza geopolitica. 

L'Italia si dimostra ancora visibilmente indietro sul fronte della sicurezza online. Gli ultimi dati di Kaspersky Lab rispecchiano esattamente l'italiano medio e il suo fatalismo cosmico: il 92% non crede di poter diventare vittima dei cyber criminali e il 46% non installa soluzioni di sicurezza sui propri dispositivi. Il dato suscita ancora più imbarazzo se si pensa che la media mondiale è del 74%.

Ad oggi, a livello globale, vengono catalogate circa 176 nuove minacce ogni minuto, quasi tre al secondo. Solamente nel 2016 è cresciuto dell'88% il ransomware, un particolare virus che cripta i dati dei nostri dispositivi e li "restituisce" dopo aver pagato un riscatto. Per approfondimenti ti invito a leggere come guida di base "Virus ransomware: come eliminare HowDecrypt e recuperare i dati criptati" che scrissi dopo aver subito un'infezione ad una delle mie unità di lavoro.

Mancanza di comprensione reale delle minacce, infrastrutture obsolete, innovazione lenta da parte dei fornitori sono i primi aspetti negativi da dover valutare e superare per affrontare con successo la lotta al cybercrime.

Il perimetro della rete è cambiato ed i confini sono sempre meno nitidi.

In ambito aziendale cloud, mobilità, telelavoro e BYOD sono strumenti che consentono al personale un contatto più veloce, continuo ed ampio ai dati più critici dell'azienda. Cosa vuol dire? Vuol dire che formazione qualificata, intenzioni ed abitudini delle persone addette saranno fattori sempre più importanti per la sicurezza. Rapportate questo esempio alla pubblica amministrazione o al sistema industriale di un paese.

Rimanendo in Italia non tutti sono al corrente che a Febbraio 2017 il Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (CISR), presieduto dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ha dato il via ad un nuovo programma nazionale per la cybersecurity, che si lega alle iniziative di settore a livello europeo. Il nuovo provvedimento rafforza il ruolo dello stesso CISR che emanerà direttive con l'obiettivo di innalzare il livello della sicurezza informatica del Paese; e si avvarrà in questa attività del supporto del coordinamento interministeriale delle amministrazioni (CISR tecnico) e del DIS. In ultimo il nuovo decreto attribuisce al direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, il compito di definire linee di azione che dovranno portare ad assicurare i necessari livelli di sicurezza dei sistemi e delle reti di interesse strategico - sia pubblici che privati - verificandone ed eliminandone le vulnerabilità.

Personalmente? Non cambierà nulla di significativo. I motivi sono da ricercare nella mancanza di visione, cultura, soldi e limiti degli incastri "Made in Italy". Poco importa se è prevista una forte interazione con l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) del Dipartimento della Funzione Pubblica, con il ministero dello Sviluppo Economico, con il ministero dell'Interno, con il ministero della Difesa e, infine, con il ministero dell'Economia e Finanze. I singoli, quelli buoni ai quali credo fermamente, non sono in grado di spostare la massa di un paese che troppo spesso non riesce a vedere "pulito" e oltre l'orizzonte ma altresì tende ad inglobare nella mediocrità. Ed oggi quest'ultima è a vista d'occhio.

Migliorare il cyberspace non servirà soltanto a guidare gli investimenti da parte di operatori internazionali ma contribuirà anche a garantire una maggiore protezione della privacy dei cittadini e delle infrastrutture critiche a sostegno del paese. Fondamentale sarà l'evoluzione di strumenti di sicurezza avanzata come il machine learning e l'analisi di comportamento. Cyberspionaggio, ransomware, phishing, attacchi mirati, big data costituiranno i pesi principali della bilancia tempi/costi. Il rapporto tra queste due variabili sarà sempre più sottile.

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