La responsabilità di amare
Esiste una differenza sostanziale tra sbagliare e scegliere di ferire. La prima appartiene alla fragilità umana, la seconda alla responsabilità delle proprie azioni. Ci sono persone che incontrano la nostra disponibilità soltanto per colmare le proprie mancanze. Si nutrono della nostra presenza finché ne hanno bisogno e poi dimenticano il valore di ciò che hanno ricevuto. Ma nessuna forma di affetto dovrebbe diventare uno strumento da consumare.
L'amore, nella sua espressione più nobile, non è soltanto sentimento: è presenza, cura, attenzione, responsabilità. È sapere che le nostre parole e i nostri silenzi possono lasciare ferite profonde nella vita di un altro essere umano.
Forse abbiamo dimenticato che non si vive soltanto di ciò che si possiede o si realizza, ma anche, e soprattutto, di ciò che si riceve e si dona. Un bambino cresce attraverso l'amore che lo accompagna; un anziano resiste anche grazie a quello che gli impedisce di sentirsi dimenticato. E ciascuno di noi, in ogni stagione della vita, ha bisogno di sapere che la propria esistenza conta per qualcuno.
In una società che misura tutto in termini di utilità, efficienza e interesse, amare resta uno degli ultimi gesti autenticamente umani. Perché possiamo sopravvivere a molte privazioni, ma è difficile abitare serenamente un mondo nel quale nessuno si accorge più della nostra assenza.